Villa Borghese

Il concetto di Villa nasce nell’antica Roma, nel tardo periodo repubblicano (II e I sec a.c.) e definisce una residenza di campagna dotata di importanti appezzamenti di terreno destinati all’agricoltura. Nel periodo rinascimentale questo significato subisce una lieve modificazione rispetto al periodo classico, e tale residenza viene vista come luogo di piacere in cui condurre una vita oziosa spesso nel lusso più sfrenato. Logicamente essa era caratterizzata da grandi giardini nei quali era possibile passeggiare trascorrendo serenamente il proprio tempo. La Villa più famosa e nota della Città Eterna, ma non la più grande, è sicuramente Villa Borghese.

Questo splendido parco storico copre un’area di 80 ettari circa, ed i suoi 6 chilometri abbondanti di perimetro sono caratterizzati da bel 9 entrate. La Villa domina il quartiere Pinciano, uno dei più signorili di Roma ed è meta d’obbligo di turisti e romani che vogliono perdersi nel verde, trovando un’oasi di tranquillità a quello che è il caotico traffico cittadino. Questa Villa è chiamata Borghese in quanto fu realizzata dalla ricca e potente famiglia di origine senese dei Borghese. Costoro, che erano già proprietari del nucleo originario della tenuta alla fine del ‘500, l’ampliarono in modo molto rilevante  all’inizio del secolo successivo. Fu il cardinale Scipione Borghese, nipote di Papa Paolo V, che, con una serie di acquisizioni, alcune delle quali favorite dal potentissimo zio, ampliò notevolmente la residenza con il chiaro scopo di rendere la stessa il più vasto giardino costruito a Roma dall’era romana. Scipione Borghese scelse come architetto Flaminio Ponzio che fu aiutato nel suo lavoro anche dal giovane Gian Lorenzo Bernini e da suo padre Pietro; da ricordare anche il sapiente lavoro svolto dal giardiniere Domenico Savini da Montepulciano. La Villa fu terminata nel 1633 e, circa due secoli dopo, un altro membro della famiglia Borghese, Camillo Borghese marito di quella Paolina resa immortale da una delle più famose sculture di Antonio Canova, acquistò altri possedimenti, facendo in modo che la stessa arrivasse fino a Porta del Popolo.  La riorganizzazione dell’intera area fu opera dell’architetto Luigi Canina. All’inizio del XX sec., l’intera Villa fu acquistata dallo Stato italiano e donata alla città di Roma. Da allora è parco pubblico. Villa Borghese è un susseguirsi di edifici, fontane e laghetti immersi nella natura che gravitano tutti intorno a quello splendido Casino Borghese, costruito su un disegno dello stesso Scipione, che ospita uno dei più straordinari musei al mondo: la Galleria Borghese. Trovano spazio in questo splendido parco anche il Museo Nazionale di Arte Etrusca di Villa Giulia, il Bioparco, il Museo civico di zoologia e la spettacolare Casina dell’Orologio: piccolo edificio seicentesco, a due piani, sopra cui vi è una torretta con 4 orologi. Da ricordare anche l’uccelleria del XVII sec. e il giardino del lago con il tempietto di Esculapio (dio della medicina nell’antica Roma) costruito alla fine del ‘700. Tra i tanti  luoghi e monumenti di interessi abbiamo anche il Portico dei Leoni di inizio ‘800, il tempietto di Diana (fine ‘700) e la splendida Casina delle Rose. Una serie innumerevole di fontane abbelliscono il parco, così come non bisogna dimenticare i famosissimi propilei greci e quelli egizi, rivisitazione settecentesca dell’arte antica. Due dei luoghi più noti della Villa sono Piazza di Siena (famosa per il concorso ippico), che ricorda il luogo di origine dei Borghese, e la Casina di Raffaello che nulla ha a che fare con  il genio rinascimentale. Una menzione particolare merita il Cinema dei Piccoli che, chiamato così in quanto spesso vi sono proiezioni per bambini, con i suoi 63 posti è anche il cinema più piccolo del mondo. Infine non si può non ricordare quella che è una veduta molto suggestiva che si può godere dalla Villa: la Terrazza del Pincio. Essa affaccia su Piazza del Popolo e la vista toglie il fiato. È come stare sull’orlo di uno strapiombo, in cima ad una montagna. Ed infatti gli antichi romani lo chiamavano “Mons Pincius”, da cui il termine Pincio ed il nome del quartiere stesso, Pinciano.

Giuseppe Rosselli

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