Una Finestra Sul Passato

Accanto al Vittoriano sono tutt’oggi visibili i resti di una “insula” romana. Per “insula”, nell’antica Roma, si intendeva un edificio a più piani al cui interno si distinguevano varie unità abitative, molto simili ai moderni appartamenti. Questo edificio, molto bel conservato, è sopravissuto ai lavori di demolizione che riguardarono, negli anni ’30 del secolo scorso, l’area adiacente al colle capitolino. È infatti venuta alla luce tra gli anni ’30 ed il decennio successivo.

L’edificio, costruito in muratura (alcune insulae, per la verità raramente, erano costruite anche in legno), doveva essere di almeno 5 piani e fu edificato, con ogni probabilità, all’inizio del II sec d.c. (forse durante l’impero di Traiano). Di questi 5 piani, ne sono ben conservati 3, mentre del quarto esistono poche tracce. Difficile dire quanto fosse alta la struttura ma se consideriamo che i primi due piani si trovano quasi 9 metri sotto il piano stradale attuale, possiamo dire che si trattava di un edificio molto alto che, forse, raggiungeva i 24 metri di altezza. Dobbiamo ricordare che le insulae si svilupparono in maniera importante a partire dal’inizio del I sec d.c., quando la popolazione dell’Urbe iniziò a crescere in maniera molto rapida; durante l’impero di Settimio Severo, tra la fine del II sec. d.c e l’inizio del III sec d.c., si contavano a Roma oltre 46.600 “insulae” mentre le “domus” (le abitazioni nobiliarie) non arrivavano a 1.800. Vi fu questo forte sviluppo degli edifici verso l’alto per venire incontro alle esigenze abitative delle classi medio basse. Questo, però, portò a costruzioni sempre più alte a tal punto che, l’imperatore Ottaviano Augusto, per motivi di sicurezza, fissò l’altezza massima delle insulae a 21 metri, limite che un secolo dopo fu, dall’imperatore Traiano, abbassato a 18 metri. Ma perché mettere un divieto sull’altezza? La risposta a tale domanda sta nella frequenza con la quale scoppiavano gli incendi: portare soccorso e domare incendi scoppiati ai piani superiori di un edificio era molto difficoltoso. È vero però che il limite dell’altezza restò solo teorico in quanto le norme venivano aggirate con grande facilità; si pensi al fatto che durante il II sec d.c. sorgeva nel cuore della città eterna “l’insula felicles”, un edificio gigantesco la cui fama aveva raggiungo i 4 angoli dell’impero. Peccato non saperne l’altezza. Tornando alla nostra insula, come tutte le altre, presentava a piano terra un portico sul quale si affacciavano taverne, magazzini e negozi di varia tipologia. A partire dal primo piano si avevano le abitazioni, ancora si notano i poderosi muri e gli “spazi destinati a grandi finestre rettangolari. Più si saliva e più le dimensioni di questi appartamenti di tanti secoli fa si riducevano, così come gli ambienti divenivano meno curati. Il motivo è da rintracciarsi nel fatto che, in un mondo senza ascensori, chi aveva più possibilità economiche preferiva stare in basso. Una conseguenza di ciò era anche il fatto che gli affitti divenivano più bassi tanto più si saliva di piano. Questo ci fa capire come i romani praticassero l’istituto giuridico dell’affitto. La nostra insula, che era di medio- grande dimensioni, poteva ospitare circa 380 persone. Nell’Alto Medioevo, quindi dopo la caduta dell’impero romano, sui resti di quest’insula, fu costruita la chiesa di San Biagio de Mercato. Nella vicinanze, infatti, sorgeva un mercato che fu attivo fino al XV sec. Di questa chiesa restano ancora visibili, un piccolo campanile ed un affresco in cui è descritta la sepoltura di Gesù alla presenza della Madonna e di San Giovanni. Su questa chiesa fu poi edificata, in pieno periodo barocco, la chiesa di Santa Rita da Cascia, su progetto di Carlo Fontana. Tale chiesa, per i lavori di ristrutturazione della zona, fu, negli anni ’30, smontata  e ricostruita poco più in là. La sua rimozione portò alla luce l’edificio romano che oggi vediamo. Colpisce sempre, in mezzo a tanti turisti che le passano acconto distratti, soffermarsi ad ammirarla. Guardando in basso (vi è infatti la possibilità di vedere il suo piano terra) e notando quanto si è alzato  nel corso dei secoli, il piano stradale, oltre a percepire le notevoli dimensioni di questi “giganti” dell’archeologia, capiamo realmente quante volte Roma sia stata ricostruita. Quella però della nostra insula è una splendida finestra sul passato da cui è sempre emozionante affacciarsi. 

 

Giuseppe Rosselli

 

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