Il Natale A Roma

Il Natale è una festa cristiana, seconda per importanza solo alla Pasqua, in cui si ricorda e festeggia la nascita di Gesù Cristo. È fissata al giorno 25 di dicembre ed è celebrata in maniera molto sentita in tutto il mondo cristiano. Numerosissime sono le tradizioni che la contraddistinguono e che assumono connotazioni differenti a seconda del Paese preso in considerazione. La prima notizia della nascita di Gesù abbinata a questa data l’abbiamo all’inizio del III sec. d.c., quindi ben prima della caduta dell’impero romano d’occidente, mentre, nell’Urbe, la prima vera e propria celebrazione ufficiale del Natale la si ha nell’anno 336 d.c., durante l’impero di Costantino. La data (il 25 dicembre appunto) è logicamente convenzionale; la festività si sovrapponeva alla celebrazione pagana del “Sol Invictus”, una festa introdotta dall’imperatore Eliogabalo (intorno al 220 d.c.), che celebrava l’invincibilità del Sole proprio nel giorno della sua rinascita. Sviluppatosi nel corso dei secoli in tutto il mondo cristiano, il Natale ha poi conosciuto una diffusione importante per i suoi aspetti culturali e sociali in tutto il resto del pianeta come probabilmente nessuna altra festività, religiosa  o laica che essa sia.

Particolarmente sentita in Italia e a Roma, capitale della Cristianità e sede della Chiesa Cattolica, le sue tradizioni sono davvero conosciute a livello globale anche se, spesso, si dimentica che molte di esse hanno origini lontanissime che affondano le loro radici nella Roma Antica. Oltre alla data, ripresa da una festività romana (come detto), il Natale ha ripreso dal mondo classico anche l’usanza di scambiarsi doni e di caratterizzare la festa con importanti e lauti pasti. Il 25 dicembre, infatti, arrivava appena dopo la chiusura dei Saturnalia, festività molto sentita nella Roma Antica, una sorta di carnevale ante litteram attraverso cui veniva venerato Saturno, dio di una mitica età dell’oro, protettore dei raccolti e delle campagne ma anche custode delle anime dei morti che in quei giorni tornavano sulla Terra. Ebbene l’idea di scambiarsi doni e di organizzare grandi banchetti in onore dei defunti e di Saturno, nasceva proprio dall’esigenza di “favorire” un buon raccolto per la stagione successiva. I piccoli doni che ci si scambiava in quell’occasione erano chiamate “strenne” proprio come le “strenne” natalizie! Anche l’albero di Natale, altro simbolo delle festività in questione, affonda le sue radici nella notte dei tempi. Se è vero che in particolari giornate dedicate alle loro divinità, soprattutto Odino, i popoli Germani addobbavano gli abeti (alberi ritenuti sacri) con campane, fiaccole ed oggetti colorati, era usanza dei Romani abbellire le loro abitazioni, per festeggiare l’inizio del nuovo anno, con rami di pino. L’avvento del cristianesimo comportò la sostituzione dei  rami di pino con l’agrifoglio che, in maniera più evidente, richiamava alla memoria la corona di spine di Cristo e la sua passione. Al medioevo si deve invece la tradizione del presepe: la rappresentazione simbolica della natività mosse, infatti, il primo passo in quel di Greccio, grazie alla volontà di San Francesco d’Assisi. Era il Natale  dell’anno 1223. Per chi vuole osservare quello che fu il primo presepe che vide la luce nella città Eterna, tra l’altro il più antico mai realizzato  in marmo, bisogna recarsi nella splendida Basilica di Santa Maria Maggiore e, dopo essere scesi nella cripta della cappella Sistina (omonima di quella che si trova in Vaticano), si potrà osservare uno dei capolavori artistici di Arnolfo di Cambio: la Natività. L’opera, che raffigura la sacra famiglia con i Magi, il bue e l’asinello (8 figure in tutto), fu realizzata nel 1288 per volontà di Papa Niccolò IV in occasione del restauro della Basilica. Il legame tra Santa Maria Maggiore e la Natività partiva, però, da molto più lontano nel tempo, se è vero che, quando fu costruita (parliamo del V sec. d.c.) al suo interno fu realizzata la cosiddetta “grotta della Natività” che ospitava alcuni frammenti di legno appartenuti alla mangiatoia in cui era adagiato il corpo di Gesù Bambino. Oggi quei frammenti si trovano in una teca posta presso l’altare della Confessione. Veramente reperti eccezionali. 

 

Tradizioni natalizie religiose

Proprio prendendo spunto dal capolavoro artistico di Arnolfo di Cambio, non possiamo non parlare di una delle tradizioni religiose più importanti del periodo natalizio a Roma: I 100 presepi. “I 100 presepi” non sono altro che un’esposizione che dura per tutto il periodo delle festività natalizie e si chiude normalmente dopo la Befana. Organizzata per la prima volta nel 1976, non viene sempre organizzata nello stesso luogo; quest’anno (2018) l’esposizione si terrà a Via della Conciliazione 7 (vicinissimo alla Basilica Vaticana) dal 7 dicembre fino al 13 gennaio 2019. Questa manifestazione è così chiamata per il numero dei presepi esposti nelle prime edizioni; oggi il numero è notevolmente aumentato ed i presepi allestiti, oltre ad avere le più svariate dimensioni, hanno la particolarità di essere realizzati con i materiali più disparati. Veramente un’esposizione da non perdere! Come da non perdere, tra le manifestazioni liturgiche, per chi ha una forte fede cattolica, è la messa di mezzanotte, quella celebrata proprio quando il 24 dicembre sta volgendo al termine; è infatti quello il momento in cui nasce Gesù Bambino. Non parliamo di una celebrazione qualsiasi ma della più famosa al mondo, quella che viene celebrata dal Papa a San Pietro, a cui si può partecipare solo dopo essersi muniti di biglietto (comunque gratuito). In caso contrario si può restare fuori, nella Piazza, insieme ad altre decine e decine di migliaia di persone. Così come, sempre dalla stessa Piazza, si può assistere, il giorno dopo, alla benedizione “Urbi et Orbi” che il Papa dà, affacciandosi dalla Loggia delle Benedizioni, alla Città ed al Mondo. Benedizione data in tantissime lingue proprio per rendere universale il messaggio cristiano. Sono momenti che almeno una volta nella vita un cristiano e non solo dovrebbe vivere. Sempre restando a Piazza San Pietro non si deve dimenticare la tradizione che vuole alcuni giganteschi alberi di Natale abbellire alcune tra le più suggestive piazze di Roma. Si va dallo splendido albero della suddetta Piazza, a quello di Piazza di Spagna, a quello che sorge davanti al Colosseo fino a quello di Piazza Venezia che lo scorso anno balzò agli onori delle cronache per la sua chioma non proprio florida. Fu chiamato “spelacchio”: povero abete.

Tradizioni natalizie laiche

Tra le tradizioni laiche più importanti legate alla Natività e quindi ai solenni festeggiamenti riguardanti la nascita di Gesù, non possiamo non parlare dei mercatini di Natale. Fenomeno ormai globale, quello dei mercatini sta assumendo un’importanza folkloristica del tutto particolare: immergersi nella loro atmosfera fa vivere intensamente il Natale e ci fa sentire, forse come nessuna altra manifestazione, l’aria di festa che irrimediabilmente ci conquista. Il mercatino di Natale più famoso della Città Eterna (senza nulla togliere ad altri comunque molto belli e frequentati, come quello di Piazza di Spagna) è senza dubbio il mercatino di Piazza Navona la cui rilevanza e fama travalicano ormai anche i confini nazionali. Le bellezze artistiche di questa Piazza, unica al mondo, quasi scompaiono, “sommerse” dai tantissimi artisti e venditori ambulanti che con le loro bancarelle offrono a tutti, soprattutto ai più piccoli, qualsiasi tipo di gioco, divertimento e leccornia. Immancabili poi, per i bambini, le foto con i tanti Babbi Natale che la affollano accompagnati spessissimo da “vecchie” Befane. Quest’ultime, regalando ai più piccini calze ricolme ora di carbone (per i più cattivi) ora di dolci (per i più buoni), dominano lo splendido scenario di questa Piazza barocca soprattutto in prossimità della loro festa, celebrata il 6 gennaio, che chiude tradizionalmente le Feste del periodo natalizio. Festività estremamente sentita a Roma, la Befana vede Piazza Navona riempirsi all’inverosimile in un tripudio di colori, musiche e dolciumi che cattura non solo i bambini ma anche gli adulti. Tra le tradizioni laiche del periodo natalizio dobbiamo poi sicuramente dedicare una parte importante di questo scritto ai piatti tipici della tradizione romana. I festeggiamenti per la Natività iniziano rigorosamente alla vigilia o meglio la sera del 24 dicembre e la cena, che prende il nome tradizionale di cenone, è rigorosamente di “magro”. Ciò vuol dire che è bandita la carne. Fermo restando che su ogni tavola possiamo avere delle importanti varianti, non possono mai mancare i fritti che rappresentano il clou del pasto. La frittura di carciofi, zucchine, broccoli, patate e cardi, nonché  di filetti di baccalà, alici e totani a cui si aggiungono, tipiche della cucina laziale, anche le mele, tagliate in spicchi sottili, è preceduta da un primo piatto logicamente di pesce. Il pasto si conclude con le caratteristiche puntarelle e un pezzo di capitone che in dialetto romanesco viene chiamato “carpionata”, per poi concludersi con i dolci della tradizione laziale tra i quali bisogna ricordare i tozzetti (biscotti molto gustosi) e il panpepato. Il pranzo poi del 25 dicembre è un vero e proprio tripudio di sapori e di calorie. Oltre alle classiche lasagne e alle altrettanto tipiche fettuccine possiamo trovare, propria della cucina del Lazio, la stracciatella, sostanziosa pietanza di uova in brodo, mentre come secondo piatto il protagonista incontrastato della tradizione romana è l’abbacchio. Con questo termine nel Lazio è definito l’agnellino da latte la cui carne è particolarmente tenera e saporita e che si accompagna, come contorno, oltre alle patate anche agli immancabili carciofi, in una delle sue innumerevoli varianti. Buonissimi nel Lazio sono i gustosissimi carciofi alla giudia. Tipici della tradizione romano-giudaica essi vengono fritti nell’olio bollente aprendosi come fiori che sbocciano. Particolarmente sentita anche la festività di Santo Stefano (il 26 dicembre) che presenta, come particolarità culinaria, le costolette d’abbacchio, vera prelibatezza per i palati più esigenti! Da non dimenticare che questi giorni di festa, che proseguono con il cenone di fine anno e il pranzo del 1 gennaio si concludono con i dolci della tradizione italiana (Pandoro, Panettone e Torroni di varia tipologia) ma anche con prodotti tipici di Roma e del Lazio, tra i quali (a parte il Panpepato e i Tozzetti, già citati) spicca il Pangiallo. Merita un po’ di attenzione questo gustosissimo e sostanzioso “concentrato” di frutta secca (mandorle, noci, nocciole e pinoli) amalgamato con miele, cioccolato, uva passa e canditi in quanto esso risulta essere il tipico esempio di archeologia culinaria! Questo dolce, con pochissime varianti, veniva consumato anche nella Roma imperiale. Un’ultima notazione non può non riguardare il cenone di fine anno e l’usanza, tutta italiana e radicata anche nell’Urbe, di mangiare le lenticchie. La tradizione popolare ritiene, infatti, che il consumo di questo legume “porti” soldi. Sicuramente questa fantasiosa fama è stata alimentata dalla forma della lenticchia che richiama quello di una moneta. Comunque mangiatene……..non si sa mai!

 

 

Giuseppe Rosselli

 

 

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