Le Piramidi A Roma

Nel cuore del quartiere San Paolo, adiacente alla porta  che  dal santo prende il nome, sorge una Piramide. Alta poco meno di 37 mt, con una base di quasi 30 mt per lato, rappresenta uno dei monumenti più particolari che possiamo trovare nella Città Eterna. Caratteristica dell’architettura funebre egizia, tale splendida Piramide fu costruita in opera cementizia e rivestita da  splendide lastre di marmo lunense in soli 330 giorni, come un’iscrizione incisa sulla facciata i suggerisce.

A volere questo splendido monumento funebre nella seconda parte del  I sec. a.c., fu Gaio Cestio, pretore e membro di un importante collegio sacerdotale;  si ritiene che la sua edificazione sia da collocarsi tra il 18 ed il 12 a.c. (anno della morte del suo committente). La camera funeraria, di modeste dimensioni, presenta una volta a botte e pareti affrescate anche se i dipinti sono andati quasi totalmente perduti. L’imponenza e la maestosità del monumento fecero si che, nel 271 d.c., lo stesso venisse inglobato nelle Mura Aureliane, fungendo, pertanto, anche da straordinario baluardo difensivo. Il fatto veramente particolare nell’analizzare tale costruzione sta nella constatazione che nel primissimo periodo imperiale si sviluppò, nell’Urbe e non solo, la “moda” di farsi seppellire in una Piramide sul modello orientaleggiante di fattura egiziana (seppure non bisogna dimenticare le Piramidi mesopotamiche che i Romani ben conoscevano). Logicamente solo personaggi molto ricchi e potenti potevano soddisfare tale vezzo ma questo ci fa comprendere come a Roma, seppure siano andate perdute, sorgessero più Piramidi. Difficile calcolarne il numero. Il fatto certo è che, a parte la Piramide Cestia, ve ne erano almeno altre tre. Una si trovava nell’odierno quartiere “Borgo”, zona Vaticano, ed era conosciuta con il nome di Meta Romuli, cioè tomba di Romolo, la quale si poneva in contrapposizione con la “nostra” chiamata, fin dal periodo Medioevale, Meta Remi, cioè tomba di Remo. Questa Piramide che si trovava precisamente nei pressi dell’attuale Via della Conciliazione, fu distrutta per volere di Papa Alessandro VI (Papa Borgia) nel 1499 in occasione dei lavori di sistemazione della zona per il Giubileo del 1500. Non solo: nella prima parte del XVII sec., nel cuore del periodo barocco, vennero rimosse due piramidi di modeste dimensioni, che si trovavano all’inizio dell’allora Via Lata (oggi Via del Corso) e che si affacciavano su Piazza del Popolo. Le Piramidi in questione furono sostituite dalle due Chiese Barocche di Santa Maria in Montesanto e di Santa Maria dei Miracoli, erroneamente definite le Chiese Gemelle. Questa presenza, non unica, di un monumento funebre così particolare, ci deve stimolare, pertanto, a fare una interessante riflessione: l’antica Roma, oltre ad essere estremamente aperta nei confronti delle tradizioni e dei costumi differenti da quelli tradizionali, manifestava anche una notevole apertura nei confronti delle più disparate credenze religiose, dimostrando così una tolleranza difficilmente riscontrabile ai nostri giorni. Solo un limite era stabilito:  i riti, i comportamenti, le attività e le manifestazioni di qualsiasi tipo  fossero non dovevano violare la LEX ROMANA…….

Giuseppe Rosselli

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